ECMO e trapianto salvano 18enne dal Covid-19

Giovane, 18 anni, sano e senza patologie pregresse. Secondo le teorie di contagio, per le quali il virus colpisce più duramente chi ha deficienze immunitarie,età avanzata o patologie pregresse, il Covid-19 lo avrebbe dovuto risparmiare o per lo meno attaccare in modo blando, ma per Francesco non è andata così.


Tutto è iniziato lo scorso 2 marzo, quando il ragazzo presenta sintomi di febbre alta; in 4 giorni la situazione precipita e Francesco, due giorni dopo viene ricoverato in terapia intensiva nella tensostruttura dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Le sue condizioni di salute, sono critiche e giorno dopo giorno la situazione precipita, l’8 marzo il giovane viene intubato. Passano giorni, settimane, il virus vigoroso è ancora presente nel corpo di Francesco, tanto che il 23 marzo i polmoni del 18enne risultano molto compromessi. Il personale medico decide allora di tentare una nuova terapia, il paziente viene collegato alla macchina per l’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), una tecnica che permette la circolazione extracorporea, utilizzata nei reparti di rianimazione per trattare pazienti con grave insufficienze cardiaca e/o respiratoria acuta grave, potenzialmente reversibile, ma refrattaria al trattamento farmacologico o medico convenzionale.


Questa procedura consiste nell'ossigenazione per membrana extracorporea, permette di far circolare il sangue attraverso un polmone artificiale che ha il compito di depurarlo (eliminando l'anidride carbonica) e rifornendolo di ossigeno. Il sangue poi viene riscaldato e reimmesso nel corpo del paziente, facilitando così il mantenimento a riposo di polmoni e cuore durante il recupero funzionale.


La macchina cuore-polmone sostituisce la funzionalità cardiaca e/o respiratoria, vicariandone la funzione ventilatoria e di pompa. Può essere impiegata utilizzando due tecniche, scelte in base alla direzione del flusso ematico: mentre il prelievo ematico (efflusso) avviene esclusivamente dal circolo venoso, la reinfusione del sangue ossigenato può essere effettuata sia nel circolo arterioso (quindi direttamente in aorta) e in quel caso si parla di ECMO veno-arterioso, o in quello venoso e in quel caso si parla di ECMO veno-venoso.

Schema di funzionamento di una macchina ECMO



Attraverso l’ECMO i medici del San Raffaele sono riusciti a tenere in vita Francesco per ben 58 giorni, il quale ha visto, però, la sua funzione polmonare irrimediabilmente compromessa, ponendo come unica soluzione il trapianto di nuovi polmoni.

"Qui, oltre alle competenze tecniche - racconta il professor Nosotti, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia toracica all'Università degli Studi di Milano - devo sottolineare la caparbietà e il coraggio dei colleghi del San Raffaele che, invece di arrendersi, ci hanno coinvolto in una soluzione mai tentata prima nel mondo occidentale.”

“Un salto del vuoto” è stato definito dai medici, un approccio mai tentato sino a quel momento, tranne in alcuni rari casi in Cina.


Il delicato intervento per salvare il giovane ha coinvolto un'equipe medica eterogenea, chirurghi toracici, pneumologi, infettivologi, rianimatori che in attesa degli organi da impiantare hanno pianificato ogni minimo particolare, supportati del Prof. Jing-Yu Chen medico dell’ospedale di Wuxi in Cina, che in passato ha sperimentato con successo lo stesso intervento.


L’operazione chirurgica ha avuto una durata di 10 ore, dove alla complessità tecnica si sono aggiunte le precarie condizioni di lavoro, che hanno reso necessario una presenza massiccia del personale medico, ed un elevato turnover: medici, infermieri, specialisti si sono avvicendati per tutta la durata dell’intervento.


Al termine dell’operazione, i polmoni di Francesco vengono descritti come “lignei, estremamente pesanti e in alcune aree del tutto distrutti”; a devastarli non è stato solo il virus, ma anche la risposta immunitaria scatenata da quest’ultimo. Il trapianto ha avuto una buona riuscita, tanto da permettere ai sanitari di scollegare il giovane dalla macchina ECMO. Il 18enne, nella fase post operatoria, è stato trattato mediante il plasma iperimmune, al fine di stabilizzare le sue condizioni di salute.


Dopo 58 giorni collegato all’ECMO, Francesco ha bisogno di una lunga riabilitazione, ma entra a far parte di quella schiera di pazienti, che hanno vinto la loro battaglia contro il coronavirus, guarendo e donando cosi speranza alla Comunità Scientifica Internazionale.



Giorgia Sasson


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