Combattere il cambiamento climato con i biocarburanti, è possibile?

Vi è mai capitato di pensare mentre vi trovate nel traffico a quanto inquinino i nostri tragitti? O quante emissioni provochiamo viaggiando in aereo? La risposta è tanto, probabilmente troppo.


In Europa, i mezzi di trasporto da soli sono responsabili per un quarto delle emissioni di gas serra, e sono la prima causa di inquinamento nelle città. Questo è uno dei motivi principali per cui ridurre il consumo dei trasporti più inquinanti non può più essere considerato un’opzione, ma una priorità.

È vero però che cambiare le proprie abitudini, soprattutto quelle che riguardano gli spostamenti può risultare complicato. Ma se vi dicessimo che c’è un modo di combattere l’inquinamento, senza stravolgere le nostre vite?


Proprio per questo abbiamo il piacere di intervistare Vasco Di Castro, ingegnere chimico per lo sviluppo sostenibile. Vasco lavora presso il centro ricerche per le energie rinnovabili e l’ambiente di Eni, occupandosi specificatamente della produzione di biocarburanti, ed oggi ci spiegherà il loro ruolo nella lotta al cambiamento climatico.


Secondo il report Planet del WWF, se continueremo a reiterare gli stessi comportamenti entro i primi anni del 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare il fabbisogno di beni e servizi della Terra. Questo implica una totale rivisitazione del modo in cui concepiamo la produzione, ossia il passaggio da un’economia di tipo lineare in cui lo schema è quello di estrarre – produrre – smaltire, ad un’economia di tipo circolare dove il rifiuto diventa una risorsa e nulla viene sprecato.

La comunità scientifica ha previsto che tra le conseguenze delle nostre azioni ci potrebbe essere un aumento di temperatura fino anche a 6 °C che porterebbe alla distruzione di interi ecosistemi, mettendo a rischio anche le nostre città. La presa di coscienza è dunque un mezzo essenziale se vogliamo garantirci un futuro.

Dal 2009 esiste la Direttiva europea RED (Renewable Energy Directive), aggiornata nel 2018 con la RED II, nella quale è stabilito che entro il 2030 dovrà essere raggiunto un tasso di utilizzo delle energie rinnovabili pari al 32% a livello globale. Limitatamente al settore dei trasporti, il fabbisogno energetico dovrà essere soddisfatto per almeno il 14% da fonti rinnovabili, come ad esempio i biocarburanti. Il 3.5% in particolare dovrà essere rappresentato da biocarburanti avanzati”.


Cosa sono i biocarburanti e come vengono prodotti?


I biocarburanti sono dei combustibili, molte volte chimicamente identici ai carburanti tradizionali. Sono di origine organica proprio come lo è il petrolio, ma non impiegano milioni di anni per essere sintetizzati, grazie alla velocità di generazione e produzione delle materie prime con il quale vengono prodotti, si riescono a sintetizzare in brevissimo tempo.

Ne esistono di diversi tipi sia liquidi come il bio-etanolo o il bio-diesel che gassosi come il bio-metano.

Per produrre il bio-etanolo in maniera tradizionale si utilizza materiale agricolo ricco di zucchero come la canna da zucchero, cereali o mais per esempio. Per produrre il bio-diesel si possono utilizzare oli vegetali come l’olio di colza o l’olio di girasole. Questi vanno a definire i biocombustibili di prima generazione ossia tutti quei bio-combustibili che per esser prodotti utilizzano materiale in competizione con la filiera alimentare con conseguenze devastanti.

Per ovviare a questo problema nascono i bio-combustibili di seconda generazione che fanno un passo in avanti utilizzando rifiuti e scarti per essere prodotti, si possono produrre bio-combustibili dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) o da scarti agricoli e zootecnici, fanghi di depurazione civili, reflui industriali ed altri ancora.

Infine ci sono i bio-combustibili di terza generazione ossia quelli prodotti dalle microalghe.


Cosa sono le microalghe e in quali altri settori sono utilizzate, oltre i biocarburanti?


Sono degli organismi di dimensioni micrometriche. Questi microorganismi sono presenti in tutti gli ecosistemi della terra in quanto sono in grado di adattarsi a diverse condizioni ambientali. Sono più largamente diffusi in ambienti caratterizzati da acqua dolce e salata dove costituiscono la base della catena alimentare.

Poiché le cellule crescono in sospensione acquosa, hanno un accesso più efficiente all'acqua, all’anidride carbonica (CO2) e ad altri nutrienti. Le microalghe svolgono un ruolo importante nel ciclo dei nutrienti e nel fissare il carbonio inorganico in molecole organiche attraverso la fotosintesi clorofilliana.

Possono essere utilizzate oltre che nell’ambito dei bio-combustibili, anche nell’ambito della nutraceutica, degli integratori alimentari e mangimistica animale in quanto sintetizzano al loro interno sotto opportune condizioni molte sostanze ad alto valore aggiunto. Possono inoltre essere utilizzate anche nel settore della depurazione delle acque.


Tornando ai biocarburanti, quali sono i vantaggi del loro utilizzo? C’è una riduzione di emissione di CO2?


Si, sicuramente i vantaggi sono molteplici, e quello più grande è a livello ambientale. Ma non solo, anche a livello di performance sono migliori, per esempio il bio-diesel ha un numero di cetano (un indicatore del comportamento, in fase di accensione, del gasolio e bio-diesel) più elevato rispetto al combustibile tradizionale migliorando il comportamento in combustione. Inoltre, i combustibili fossili sono destinati ad esaurirsi invece, i bio-combustibili vista la facilità di produzione sono inesauribili.

La riduzione delle emissioni di CO2 è un dato di fatto, un biocombustibile per essere definito avanzato deve garantire una riduzione delle emissioni di CO2 almeno del 65% rispetto il combustibile fossile di riferimento.


Ultimamente si è discusso molto sull’utilizzo dei biocarburanti derivanti da olio di palma, soia o mais e il loro impatto sul prezzo del mercato di alcuni prodotti alimentari. Quale potrebbe essere una soluzione per limitare queste conseguenze?


La soluzione è quella di eliminare sempre più i biocombustibili di prima generazione che impattano in modo negativo sul mercato di alcuni prodotti alimentari, incentivando l’utilizzo dei biocombustibili avanzati di seconda e terza generazione.


Quale è il futuro dei biocarburanti e quanto tempo ci vorrà per fare una totale conversione ai biocarburanti?


Il futuro dei biocarburanti sarà quello di sostituire completamente i combustibili fossili di riferimento. Integrandoli ad altre forme di energia rinnovabile per raggiungere un’offerta energetica mondiale completamente Green.

La velocità di transizione dipenderà soprattutto dalle posizioni che i politici prenderanno a riguardo, solamente sposando a pieno il progetto mondiale si potrà assicurare l’implementazione in tempi utili.


A cura di Sharon Spizzichino

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