Cannabis medica: il caso di Charlotte Figi

Le discussioni aperte riguardo l’uso della cannabis in campo medico sono numerose, e l’interesse aumenta costantemente con il passare degli anni. Ma cosa si nasconde dietro alla pianta di cannabis? Quali delle sue componenti la rendono un possibile medicinale?


Tra i vari costituenti della pianta, dal punto di vista molecolare, troviamo tre principali famiglie: cannabinoidi, terpenoidi e flavonoidi.


La famiglia dei cannabinoidi comprende più di 100 composti chimici, tra i quali i più importanti e più conosciuti sono il delta-9-tetraidrocannabinolo e cannabidiolo, comunemente chiamati THC e CBD. Queste molecole si trovano naturalmente in forma acida dove un acido carbossilico (-COOH) è legato alla molecola cannabinoide. Il THC tra i due è il componente psicoattivo della cannabis e viene identificato come THCA quando è in forma acida. L’attivazione dell’attività psicoattiva che esercita il composto avviene tramite decarbossilazione, ovvero la rimozione del gruppo carbossilico. Questa può essere dovuta o al passare del tempo con l’invecchiamento del fiore o per riscaldamento e/o combustione che trasforma ogni molecola cannabinoide da forma acida a non acida.


La ricerca ha trovato usi medicinali sia per i cannabinoidi allo stato acido che per i decarbossilati. Ad esempio, si ritiene che il CBD sia l'unico cannabinoide che possa aiutare in alcuni tipi di epilessia di tipo infantile: a dimostrazione di questo esiste uno studio che illustra come la cannabis di tipo “spettro completo”, cioè una composizione che contiene sia CBD, che THCA e terpeni, aiuti nel miglior modo questi bambini diminuendo esponenzialmente la frequenza e l’intensità degli attacchi epilettici.


Diversi esperimenti hanno evidenziato le proprietà farmacologiche associate ai cannabinoidi; tra queste, effetti antinfiammatori, analgesici, ansiolitici, antiemetici, antipsicotici e proprietà antiossidanti neuroprotettive. A questo proposito, CBD viene utilizzato per i casi di insonnia e depressione.

CBD aiuta in alcuni tipi di epilessia infantile

Come agiscono quindi i cannabinoidi nel nostro corpo? Il corpo umano è caratterizzato da un proprio sistema endocannabinoide, un sistema di neurotrasmissione in grado di produrre sostanze endogene come gli endocannabinoidi e di assimilare cannabinoidi esterni come quelli della cannabis, tramite i recettori CB1 e CB2. Gli endocannabinoidi e cannabinoidi, una volta raggiunti tali recettori, trasmettono segnali che coinvolgono azioni fisiologiche del corpo quali la percezione del dolore, l'attivazione di funzioni epatiche, gastrointestinali e cardiovascolari.


Essendo i recettori distribuiti in zone precise, a seconda della zona raggiunta dalla molecola e dall’interazione di questa con il recettore, questi trasmettono un diverso segnale: è questa la ragione dell’utilizzo terapeutico dei cannabinoidi, in questo caso del THC, nella regolazione alimentare e nel trattamento dell’anoressia, soprattutto quella conseguente a infezione da HIV e cancro (quando vengono targhettizzati i recettori di fegato e tratto gastrointestinale).


La storia di Charlotte Figi

Era il 2013 quando il caso di una bambina di nome Charlotte Figi divenne popolare grazie ad un'intervista della CNN: una bambina affetta dalla sindrome di Dravet non rispondeva a nessun medicinale. O meglio, l’unico farmaco in grado di aiutarla era il CBD. La sindrome di Dravet è una grave forma di encefalopatia epilettica farmacoresistente che affligge soggetti in età infantile, causando problemi psicomotori gravi. Può portare a morte improvvisa dovuta nell’80% dei casi ad una mutazione nonsenso (ovvero mutazione che causa la produzione di proteine nettamente più corte rispetto alla lunghezza normale) del gene SCN1A.


Charlotte Figi ebbe la sua prima crisi epilettica all'età di 3 mesi, e nei mesi seguenti soffrì di crisi di varia durata, da 2 a 4 ore ciascuna. Solo dopo numerose visite e controlli medici, le venne diagnosticata la sindrome di Dravet, che la stava portando ad un grave declino cognitivo e alla perdita della capacità di camminare, mangiare e parlare. Numerosi sono stati anche i trattamenti a cui la piccola è stata sottoposta senza responsi positivi e con molti effetti collaterali.


Durante queste prove da parte dei medici, il padre di Charlotte venne a conoscenza tramite un video di un altro bambino, affetto dalla stessa sindrome di Charlotte. A differenza della figlia, il bimbo era stato trattato con cannabis a basso contenuto di THC e alto contenuto di CBD. La cannabis aveva funzionato, aveva ridotto gli attacchi epilettici del bambino diminuendo la carica elettrica e chimica nel cervello, causa primaria delle crisi epilettiche.


Solo all’età di 5 anni, dopo che il cuore di Charlotte si era fermato più e più volte e i medici avevano perso le speranze, i genitori decisero di optare per i trattamenti con CBD. Non fu semplice per i medici prescrivere la CBD ad una bambina di 5 anni, non conoscendo tutti gli effetti negativi del trattamento a lungo termine di cannabis in bambini in età di sviluppo. Charlotte divenne la paziente più giovane in Colorado Springs sottoposta a questo tipo di trattamento. Le venne prescritta della marijuana, con basso contenuto di THC e alto contenuto di CBD da ceppo chiamato Hippie’s Disappointment, sotto forma di olio da ingerire e, già alla prima dose, le crisi epilettiche cessarono nelle ore seguenti. I fratelli Stanley che crescevano e commercializzavano il ceppo di marijuana utilizzato da Charlotte, cambiarono il nome del ceppo in Charlotte’s web, la tela di Charlotte, in suo onore e in tributo alla sua figura che ha ispirato e cambiato la visione della cannabis nel mondo della medicina, dando speranza a numerose famiglie con figli colpiti dalla sindrome di Dravet.


Il ceppo da allora prese il nome di Charlotte’s web

Il caso di Charlotte è stato un ulteriore passo avanti nella de-stigmatizzazione del ruolo della cannabis in campo medico, aprendo la visione dell’utilizzo dei vari cannabinoidi come medicinali da utilizzare in varie patologie, da quelle che colpiscono il tratto gastrointestinale a quelle neurologiche. Un esempio di medicinale oggi approvato per trattare la sindrome di Dravet è l’EPIDIOLEX ®.


"Lei era la luce che illuminava il mondo. Lei era una piccola bambina che portava tutti sulle sue piccole spalle": così i fratelli Stanley ricordano la piccola Charlotte, morta a tredici anni per una polmonite che ha fatto riapparire gli attacchi epilettici spariti per anni grazie alla CBD.


Miriam Sonnino e Matias Litvak


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