Alimenti & farmaci. Sei sicuro di saperne abbastanza?


I farmaci, come tutti sappiamo, possono curare o alleviare diverse patologie e molto spesso essere addirittura salvavita. Eppure, non tutti sanno che essi interagiscono con ciò che introduciamo quotidianamente nel nostro organismo, soprattutto tramite l'alimentazione. Le interazioni farmacologiche, rappresentano un'importante causa di effetti collaterali, molto spesso sottovalutata, infatti possono inavvertitamente ridurre o aumentare l'effetto dei farmaci e di conseguenza causare il fallimento della terapia.


Una questione di chimica

Alla base di tutto questo c'è la chimica, poiché negli alimenti ci sono “sostanze attive”, così come nei farmaci, con i quali molto spesso condividono percorsi metabolici, che vanno proprio ad interferire con la loro attività.


Facciamo un passo indietro: cosa intendiamo per interazione?

Un'interazione farmacologica avviene quando una sostanza influisce sull'attività di un farmaco, ovvero gli effetti di questo sono aumentati o diminuiti, o producono un nuovo effetto che nessuno dei due darebbe da solo (sinergismo).

In genere, le prime interazioni che ci vengono in mente sono tra farmaci (interazione farmaco - farmaco) che però dovrebbero essere valutate dal medico al momento della prescrizione. Tuttavia, esistono interazioni anche tra farmaci e alimenti (interazioni farmaco-cibo), nonché tra farmaci ed erbe medicinali (interazioni farmaco - erbe medicinali).

La maggioranza delle interazioni cibo-farmaco clinicamente rilevanti sono causate da cambiamenti indotti dal cibo sulla biodisponibilità del farmaco, cioè la quantità di farmaco che realmente viene utilizzata dal nostro organismo per dare l'effetto desiderato.


Come può un alimento modificare l’effetto di un farmaco?

Ciò può avvenire interagendo con esso in diverse fasi: nella fase dell’assorbimento, della metabolizzazione, della distribuzione e dell’eliminazione del farmaco, oppure può modificarne gli effetti biochimici.

L’influenza sull’assorbimento dei farmaci può essere dovuta alla presenza di alimenti nello stomaco che rallentano il tempo di svuotamento gastrico oppure dal valore del pH presente nel sito di assorbimento; infatti, ogni farmaco viene assorbito ad uno specifico pH, quindi eventuali sue variazioni, determinate dagli alimenti, potrebbero modificarne l’assorbimento. Anche la presenza di nutrienti a livello intestinale può avere effetti sull’assorbimento, come vedremo tra poco nel dettaglio.

Il metabolismo dei farmaci,invece, avviene principalmente nel nostro fegato ad opera di una serie di enzimi, il cui funzionamento può essere influenzato dagli alimenti. In particolare gli enzimi del citocromo P450 sono responsabili della trasformazione della maggior parte dei farmaci; questi possono essere indotti, quindi prodotti in quantità maggiore (e di conseguenza “lavoreranno” più velocemente) o inibiti (quindi sarà “bloccata” la loro attività di trasformazione); pertanto si avrà una quantità minore o maggiore di medicinale nell’organismo che provocherà o il fallimento della cura per concentrazioni di farmaco non sufficienti o un'intossicazione.


Quali sono i cibi a cui prestare maggiormente attenzione?

Succhi di frutta

Tra tutti i succhi di frutta, quello di pompelmo è il più "pericoloso" in quanto ha interazioni con quasi tutti i tipi di farmaci (antiipertensivi, benzodiazepine, antibiotici, immunosoprressori, etc). Il succo modifica il modo in cui il corpo metabolizza il farmaco, andando ad agire sugli enzimi epatici. Nel dettaglio, sono le Furanocumarine presenti nel pompelmo ad inibire il CYP3A4 (uno degli enzimi del sopracitato citocromo P450) tanto da far aumentare la biodisponibilità orale dei farmaci che utilizzano questo tipo di enzima per essere metabolizzati come felodipina, midazolam, ciclosporina e indurre le loro concentrazioni al di sopra dei livelli tossici.


Alimenti ricchi di vitamina K

Alcuni di questi sono di origine vegetale: verdura a foglia larga e verde (tipo spinaci, lattuga, prezzemolo etc), asparagi, broccoli, rape, cavoli (bianchi e verdi, verza, cavolini di Bruxelles, cavolfiori), radicchio rosso, carote, cardi, soia (olio di semi di soia); Ma possono essere anche di origine animale: fegato di bovino, prosciutto cotto e affumicato. Questi alimenti sono controindicati nel corso di una cura con Warfarin. Il warfarin è un anticoagulante orale molto utilizzato, che esercita il suo effetto abbassando la quantità di vitamina K disponibile per l’attivazione di alcuni fattori della coagulazione. Quindi ridurre gli alimenti ricchi di vitamina K, è di grande aiuto per stabilizzare la terapia di questi soggetti.


Alimenti ricchi di tiramina

I cibi ricchi di tiramina sono rappresentati formaggi stagionati, insaccati e più in generale alimenti a lunga conservazione in busta o in scatola.

La tiramina è una sostanza simpaticomimetica cioè in grado di stimolare il rilascio di noradrenalina che causa vasocostrizione, con aumento dei battiti cardiaci e della pressione sanguigna. Questa ammina è metabolizzata da particolari enzimi, le monoamminossidasi (MAO) che sono anche bersaglio di farmaci; per questo motivo durante il trattamento farmacologico con farmaci antidepressivi (Inibitori delle MAO, che bloccano il metabolismo delle monoammine, provocando quindi un accumulo di tiramina e altre sostanze) è necessario limitare l'apporto alimentare di tiramina per evitare che avvenga un aumento della pressione arteriosa ( cheese reaction ).


Latte&derivati

I prodotti lattiero-caseari sono ricchi di ioni bivalenti, come calcio e magnesio. Se si stanno assumendo antibiotici per un breve periodo è consigliabile evitare la co-somministrazione con alimenti ricchi di questi cationi poiché formano un complesso con i farmaci che previene il loro assorbimento. Numerosi studi dimostrano che i fluorochinoloni, ciprofloxacina e l’azitromicina formando un complesso leggermente solubile con i suddetti ioni metallici provocandone una ridotta biodisponibilità. Effetto simile avviene con la Tetraciclina.

In aggiunta è stato valutato l’effetto del latte aggiunto al caffè o al tè nero sulla biodisponibilità della tetraciclina: i risultati hanno mostrato che anche una piccola quantità di latte (quindi contenente una quantità estremamente piccola di calcio) compromette l'assorbimento del farmaco.


Ad ognuno la sua interazione

In questa tabella sono riassunte le interazioni tra farmaci e alimenti più comuni:


In conclusione, il consiglio è di seguire sempre le indicazioni di un medico o farmacista, sia nei casi di utilizzo di farmaci tradizionali che di rimedi erboristici assunti senza nessuna prescrizione. Infatti l’automedicazione a volte, non solo non permette di raggiungere l’effetto desiderato, ma addirittura può portare ad altri effetti non considerati, come appunto interazioni farmacologiche. In genere, tali interazioni possono essere evitate prendendo il farmaco 1 ora prima o 2 ore dopo aver mangiato.

Disclaimer: Le informazioni riportate rappresentano solo delle indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere diretto di un medico.




Yamit Di Neris

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