Ai poli cambia il concetto del tempo

Tranquilli; se farete mai un viaggio al Polo Nord il vostro orologio continuerà a girare allo scorrere delle ore. Quello che potrà essere però complicato sarà relazionarvi con i fusi orari nel mondo.


Oggi vi racconteremo una storia curiosa, dove il protagonista sono le lancette del nostro orologio e le convenzioni alla base di come teniamo traccia delle ore che passano: i fusi orari.


Lo faremo attraverso un episodio successo all'interno del progetto Mosaic (Multidisciplinary Drifting Observatory for the Study of Arctic Climate - Osservatorio multidisciplinare per lo studio della deriva del clima artico), studio iniziato lo scorso 20 settembre 2019, e ad oggi la più grande missione di ricerca nell'Artico.


Cosa è successo


Nell’ambito di questa missione la nave RV Polarstern, con a bordo uno staff di oltre 100 persone provenienti da paesi diversi, si è fatta intrappolare dal ghiaccio per condurre delle ricerche scientifiche su quest’ultimo e sul cielo polare. L’Artide è infatti costituito principalmente da masse di ghiaccio, dette banchise, che si muovono e che ciclicamente si sciolgono e si solidificano.


Durante la missione, la Polarstern è stata supportata da un’altra nave rompighiaccio, la Akademik Fedorov, che aveva la funzione di rifornire periodicamente l’equipaggio dei beni necessari alla sopravvivenza.


Fin qui nulla di strano, vero? Non proprio; le due navi infatti, pur trovandosi a pochi metri di distanza l'una dall'altra, avevano due fusi orari diversi.


Ma come è possibile?


L'ora di ogni località terrestre viene calcolata in base al fuso orario di appartenenza, ovvero la zona compresa tra due meridiani successivi. Ai poli convergono tutti e 24 i meridiani che dividono il mondo, rendendo impossibile di fatto definire l’orario di quelle zone. Di conseguenza, ci si potrebbe riferire contemporaneamente a tutti gli orari del mondo e a nessuno. Nello stesso luogo. Nello stesso momento.


Al Polo Nord questo concetto è ancora più marcato per via del costante movimento delle banchine e della mancanza di confini che possano delineare la demarcazione di un fuso orario piuttosto che un altro. Nemmeno basarsi sul sole per stabilire l’ora funzionerebbe, perché esso sorge e tramonta una sola volta l’anno, all’equinozio.


A partire dall’inizio della sua spedizione, la Polarstern ha cambiato più volte il suo fuso orario, e quando la Akademik Fedorov si è agganciata, tra le due c’era qualche ora di differenza.

L’assenza di persone nel raggio di migliaia di chilometri e l’impossibilità di capire l’orario in base alla posizione del sole ha fatto capire sin da subito all’equipaggio come il concetto di tempo, e soprattutto la convenzione del fuso orario, fosse in quel contesto poco sensata.


Così, il capitano della Polarstern ha deciso di adottare una sua personale strategia: ogni settimana, per sei settimane, si tornava indietro di un'ora. Questo per allinearsi via via all’orario di Mosca, utilizzato dalla nave Dranistyl in avvicinamento.


E così, in una sorta di dimensione "senza tempo", sono stati gli esperimenti stessi a scandire il passare delle ore.


E al Polo Sud?


In Antartide la situazione è differente. Il Polo Sud infatti è un continente costituito da terra ferma e abitato da ricercatori. Esistono diverse stazioni di ricerca permanenti, nelle quali si sono create delle vere e proprie “mini nazioni”; infatti, all’interno di ogni struttura, è stato adottato il fuso orario corrispondente al paese che ha costruito la stazione. Quindi, anche in questo caso, passando da una stazione all’altra si possono fare dei “salti temporali” non indifferenti, ma in questo caso le differenze di orario rimangono fisse, considerando anche l’assenza delle banchine.


E voi come gestireste il problema del tempo se vi doveste mai trovare a fare delle ricerche ai due poli terrestri?


Sharon Spizzichino