Intelligenza artificiale: un nuovo alleato in campo medico

In una recente intervista della CNBC il co-fondatore di Skype, Jean Tallin, illustrava quelle che credeva fossero le 3 maggiori minacce esistenziali per l’umanità in questo secolo: la biologia sintetica, l’intelligenza artificiale (IA) e ciò che lui definisce “unknown unknowns” (ciò che ancora non conosciamo).

Delle tre minacce, quella che preoccupa maggiormente Tallin è l’IA.


Ma cos’è l’IA? E quali vantaggi possiamo trarne?

L’IA è un ramo dell’informatica che permette la programmazione e la progettazione di sistemi hardware e software che permettono di raggiungere obiettivi fino ad oggi di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana. Uno dei più grandi campi di applicazione dell’IA è quello medico.


Secondo le stime di Frost & Sullivan, il mercato dell’intelligenza artificiale nell’assistenza sanitaria e nelle scienze della vita dovrebbe raggiungere i 6,6 miliardi di dollari nel 2021. Regina Barzilay, professoressa presso il Massachusetts Institute of Technology, lavora per implementare l’apprendimento automatico al fine di migliorare la diagnosi e il trattamento del cancro al seno. “Se ad oggi esiste una più sofisticata tecnologia utilizzata per la selezione di un paio di scarpe su Amazon", dice Barzilay, “perché non utilizzare la stessa tecnologia per aiutare le persone, in particolare per la diagnosi ed il trattamento in ambito oncologico?”


Gli studi di Barzilay confermano la capacità dell’IA di esaminare le immagini radiologiche, rilevare i segni tumorali attraverso il confronto con quelle di un database e permettere una diagnosi precoce di cancro al seno in base a delle caratteristiche specifiche che potrebbero sfuggire all’analisi dell’occhio umano. È una rivoluzione sul punto di cambiare la medicina cosi come l’abbiamo sempre conosciuta.


Diversi ricercatori stanno anche utilizzando l’apprendimento automatico per creare un database di dati che, sottoposti poi ad algoritmi sofisticati da parte dell’IA, potrebbero permettere uno screening precoce non solo in ambito oncologico, ma anche di molte patologie croniche tra cui il diabete.


Joel Dudley, nominato nel 2014 come una delle 100 persone più creative nel mondo degli affari dalla rivista Fast Company, al Mount Sinai di New York ha sviluppato un sistema noto come “Deep Patient”, analizzando i dati sanitari dei pazienti afferenti al sistema ospedaliero e combinando le informazioni tra loro.


“Uno degli aspetti più potenti del deep learning”, spiega Dudley, “è di non vincolare in anticipo ciò che si ritiene importante per prevedere qualcosa, ma registrare e prendere in considerazione qualsiasi dato”.


Un medico o un ricercatore che si concentra sul diabete di tipo 2, ad esempio, può sviluppare un modello incentrato sulla glicemia o sul peso per cercare di prevedere chi potrebbe essere a rischio di malattia. Ma in questo modo vengono ignorate tutte le altre informazioni fruibili dalla cartella clinica che potrebbero essere comunque utili per prevedere il rischio di sviluppare la patologia diabetica. Utilizzando invece un approccio di deep learning è possibile raccogliere tutte le informazioni provenienti da milioni di pazienti appartenenti ad un determinato sistema sanitario, incrociarle, elaborarle e permettere di fare una più precisa e completa valutazione del rischio di sviluppare il diabete per ogni singolo paziente. Nei risultati, pubblicati sulla rivista “Nature”, il team di Dudley ha mostrato che “Deep Patient” ha migliorato la diagnosi precoce delle malattie, dalla schizofrenia al cancro al diabete grave.


“L'intelligenza artificiale e l'apprendimento automatico sono pronti a influenzare quasi ogni aspetto della condizione umana e la cardiologia non fa eccezione a questa tendenza” affermano i numerosi studi condotti anche in questo campo. Infatti, secondo Dudley, all’aumentare della quantità dei dati disponibili e al miglioramento degli algoritmi di apprendimento, aumenterà la capacità del sistema di interpretarli con maggiore accuratezza permettendo una migliore caratterizzazione dei disturbi dei pazienti e in ultima analisi, una migliore selezione del trattamento adeguato anche campo cardiovascolare.


E voi, da che parte state? Da quella di Tallin che vede l’IA solo come una minaccia per l’umanità, oppure vedete in tale sviluppo tecnologico un punto di partenza per una rivoluzione silenziosa che permetterebbe di allungare e migliorare la qualità della vita? E infine, saprà l’uomo gestire l’enorme potenziale del deep learning o ne verrà sopraffatto?


Federica Stracuzzi