Disinfettanti "fai da te" contro il SARS-CoV-2

In questo periodo la disinformazione e le fake news riguardanti vari aspetti del nuovo Coronavirus dilagano indisturbati nel web. Da molti giorni girano su internet anche presunte “ricette” per creare disinfettanti fai da te in sostituzione ai prodotti certificati ormai andati a ruba. Purtroppo molti di questi siti web riportano le ricette in modo sbagliato a causa di un’errata interpretazione delle linee guida esplicitate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la preparazione di disinfettanti che sono indirizzate esclusivamente a produttori locali autorizzati. Come risultato, molte delle preparazioni casalinghe possono risultare inefficaci o addirittura pericolose per l’uomo, con conseguente rischio di intossicazione.

La pericolosità di questi rimedi "fai da te" è dovuta principalmente a due aspetti: la prima riguarda la natura chimica delle sostanze utilizzate, che sono altamente infiammabili e corrosive per la pelle; la seconda riguarda il corretto utilizzo dei reagenti da parte dell’utente e la mancata disposizione di apposite misure precauzionali.

In commercio sono disponibili due tipologie di disinfettanti autorizzati: uno per la cute integra e uno per le superfici. Generalmente, il primo è a base di etanolo (alcol etilico 70-80%), il secondo a base di sodio ipoclorito (la nota candeggina).


Sulla base delle caratteristiche di pericolo delle sostanze sopraindicate, l’Istituto Superiore di Sanità sconsiglia vivamente la preparazione in casa i prodotti ad azione disinfettante.

Tuttavia, a causa del fenomeno di “isteria collettiva” collegato all’emergenza sanitaria in corso, non sempre i prodotti certificati sono reperibili nei supermercati o nelle farmacie a noi più vicine, e non potendo effettuare lunghi spostamenti, l’utilizzo di prodotti casalinghi per la sanificazione delle superfici diventa una via percorribile.

In questo articolo descriveremo le linee guida da applicare per un corretto utilizzo delle sostanze in questione e cercheremo di riportare in modo dettagliato ed accurato i procedimenti per la preparazione autonoma di soluzioni disinfettanti, al fine di evitare potenziali effetti negativi sulla salute.


Quali sono i reagenti chimici realmente efficaci?

Recenti studi hanno mostrato che il virus SARS-CoV-2 può essere inattivato nel giro di un minuto da soluzioni alcoliche al 70%, da soluzioni di perossido di idrogeno 0.5% o ipoclorito di sodio 0.1%. Per quanto riguarda l'inattivazione termica, l’OMS ha riportato che è sufficiente un’esposizione a 56 °C per almeno 30 minuti.


Quando vanno utilizzate le soluzioni disinfettanti fai da te?

I tempi di sopravvivenza del virus su alcune superfici possono arrivare fino a giorni, ma difficilmente la carica infettiva raggiunge valori che richiedano una disinfezione sistematica di tutto ciò che viene in contatto con il mondo esterno e con le altre persone. Norme igieniche severe devono essere applicate in ambito sanitario, ma negli ambienti domestici è sufficiente essere un po’ più scrupolosi del solito per ridurre il rischio di portarsi a casa il virus. È sufficiente quindi sanificare le superfici che più frequentemente ricevono un contatto con l’esterno.

  • Ambienti e superfici di passaggio esterno-interno di casa: pavimenti, le superfici di eventuali tavolini portaoggetti, chiavi e maniglia della porta d’ingresso, corrimano, pavimento, pianerottolo, superfici del citofono e campanello, interruttori.

  • Superfici sensibili e apparecchiature: Per disinfettare superfici sensibili come ad esempio la tastiera del computer, smartphone, auricolari e microfoni, la soluzione migliore è di passarci sopra un panno inumidito con prodotti a base di alcol o candeggina.

  • Utilizzo dell’automobile: maniglie di apertura esterne ed interne e tutte le superfici di frequente contatto con le mani (freno a mano, volante, quadro radio, ecc…).

  • Acquisto beni di prima necessità: non introdurre la busta della spesa in casa, lasciare all’ingresso e trasferire le confezioni una alla volta. Sanificare a fondo con le soluzioni indicate (meglio etanolo e perossido di idrogeno) tutte le confezioni CHIUSE prima di introdurle in cucina. Per frutta e verdura è sufficiente un lavaggio con acqua corrente.



In quali situazioni si può applicare la tecnica di sterilizzazione mediante calore?

L'inattivazione termica può tornare utile per la pulizia di quegli oggetti che potrebbero rovinarsi in seguito al trattamento con le sostanze chimiche sopraindicate oppure per la pulizia di biberon, ciucci e giocattoli destinati a bambini e neonati. Nel caso in cui ci dovessimo trovare a sterilizzare degli abiti, a causa di contatti ravvicinati con persone infette, bisogna impiegare delle temperature di lavaggio alte (60°C) oppure l’utilizzo di detersivi a base di candeggina classica (da considerare in base al capo da trattare).


Quali sono le misure precauzionali da impiegare quando si preparano i disinfettanti “fai da te”?

L’ipoclorito di sodio è irritante per pelle, naso e occhi, mentre l’alcol è pericoloso perché altamente infiammabile. E' quindi opportuno prendere precauzioni durante la preparazione di queste soluzioni casalinghe, indossando protezioni personali quali guanti e occhiali (per proteggersi da eventuali schizzi di candeggina). È bene arieggiare le stanze, sia durante che dopo l’uso dei prodotti per la pulizia, per evitare possibili intossicazioni. Una volta preparati i disinfettanti, è buona pratica applicare delle etichette di riconoscimento alle bottiglie, che non devono in nessun caso rimanere in giro per la casa in forma anonima alla portata di bambini o animali.

Un comune e pericoloso errore nelle preparazioni "fai da te" domestiche è quello di miscelare prodotti diversi. Per riportare un esempio, l’ipoclorito di sodio, se mescolato ad ammoniaca o acidi (altri detergenti per la casa), può sviluppare come sottoprodotto cloro gassoso che ha effetto soffocante ed è altamente tossico.

Gli agenti disinfettanti per la persona devono essere utilizzati con attenzione per evitare che le pratiche di igiene non alterino la superficie della cute ed affinché il ruolo di barriera non venga compromesso. Il lavaggio troppo frequente, oppure con eccesso di detergente, può infatti causare delle lacerazioni agli strati dell’epidermide con minore capacità da parte di esse di trattenere l’acqua. Il risultato è una secchezza della cute associata a dermatite, e nei casi più gravi, ad infezione da parte di agenti infettivi che entrano attraverso le fessurazioni provocate dalla disidratazione.


Di seguito, alcune semplici "ricette" da preparare tranquillamente in casa seguendo le linee guida appena discusse.










Shirley Genah

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